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"Pompini a raffica": intervista al bomber reso famoso da un titolo di giornale

Stefano Pompini, ex attaccante di Fiorenzuola e Brescello, oggi allenatore, ricorda quella volta che segnò due gol alla Sammargheritese...
di Antonio Forina 15 maggio 2013

pompini-a-raffica_1"Pompini a raffica, Sammargheritese ko": chi non ricorda il mitico titolo del Secolo XIX che fece scalpore negli anni Novanta? Il quotidiano ligure celebrò così il successo del Fiorenzuola sulla Sammargheritese, svolta per il campionato degli emiliani che alla fine avrebbero conquistato la promozione nell'allora C2. Il mattatore dell'incontro fu, per l'appunto, Stefano Pompini, autore di una doppietta che stese i liguri e ancora protagonista nella memoria degli appassionati grazie al web e, prima ancora, alla Gialappa's Band.

Abbiamo deciso di sentirlo, Stefano Pompini. Parlantina spedita e accento marcato, è un autentico emiliano doc.

"E che vuole, Ascoli a parte sono stato sempre qui: Reggiana, Fiorenzuola, Brescello... mi sono spinto al massimo fino a Rimini, ultima tappa della mia carriera da calciatore: poi dopo sette-otto interventi al ginocchio non sono più risultato idoneo all'attività agonistica".

E oggi fa l'allenatore (l'ultima esperienza in Promozione sulla panchina del Fontana Audax di Castel San Giovanni, NdR)
"Sì, e al momento sono senza squadra; ho allenato per cinque anni nel settore giovanile del Modena, poi ho fatto tanta Eccellenza e Promozione"

Ok, ci siamo scaldati: parliamo di quel ritaglio di vent'anni fa che ancora impazza su internet...
"All'epoca se ne parlò tanto, lo ripresero i giornali nazionali e 'Mai Dire Gol', ancora oggi si trovano gruppi su Facebook... Sa, giocando a calcio sono sempre stato abituato agli sfottò dei tifosi e anche nel quotidiano quando arriva la battuta sto allo scherzo. Finché non si esagera però: ci sono stato attento, specie quando i miei figli erano piccoli. Alla fine mi hanno sempre rispettato, sia sul lavoro dove ho fatto tanta gavetta che nella vita quotidiana: qui dalle mie parti mi conoscono tutti"

E i figli sono cresciuti sereni.
"Sì, oggi hanno 24 e 19 anni e giocano a calcio tutti e due in Promozione, ma solo per diletto, il calcio a questi livelli è puro divertimento"

A quanto pare anche in qualche serie superiore, come insegna la storia di Alessio Rosa. Era diverso quando giocava lei?
"Non so bene come vada oggi, in serie B e C mi sono rimasti solo pochi contatti. Posso dirle che neanche ai miei tempi si guadagnavano grosse somme se non avevi un nome importante: ad Ascoli i soldi li prendeva Rizzolo... Lasciai il mio lavoro di odontotecnico per seguire la passione e fare il professionista, me la sono cavata bene anche perché stando sempre vicino casa avevo poche spese. Oggi la situazione è sicuramente peggiore, ma in serie C già allora c'erano problemi di pagamenti che tardavano o saltavano del tutto"

Prima di salutarci: pensa mai che la sua carriera avrebbe potuto svilupparsi diversamente?

"Ero una promessa ai tempi della Reggiana, feci 14 gol con la Primavera, roba che oggi avresti tutti i riflettori addosso. A dire il vero ho perduto qualche opportunità, come quando Sergio Borgo venne a cercarmi mentre ero in vacanza a Marina di Massa per convincermi a giocare nella Pistoiese di Ventura, ma preferii restare vicino casa, coltivare le amicizie e i rapporti con la famiglia. In definitiva no, non ho rimpianti"

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