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Morte Bini, nessun colpevole

Sentenza soncertante dopo l'assurda morte in campo del giovane ragazzo romano: il ricorso ribalta il primo verdetto
di Vito Graffeo 21 marzo 2010

biniEra il 2 febbraio del 2008: in un ordinario weekend di calcio giovanile, una notizia funestò il mondo del pallone. Durante la gara Almas-Cinecittà Bettini, incontro valevole per il campionato Provinciale di Roma (categoria Giovanissimi Fascia B), Alessandro Bini perse la vita quando andò a sbattere su un tubo per l'irrigazione posto in prossimità della linea laterale. Il giovane calciatore, che militava nella squadra ospite, spirò nel giro di pochi minuti nonostante gli immediati soccorsi. Si consumò un dramma quel sabato, una famiglia distrutta e una vita stroncata nel fiore dei suoi anni. Quel giorno iniziarono dei veri e propri calvari per la famiglia Bini ed una lotta continua con burocrazia, scaricabarile su responsabilità e iter giudiziari.

Lo scorso 14 Gennaio, la Commissione Disciplinare Territoriale del CR Lazio, dopo aver acquisito in 18 mesi vari elementi utili per identificare eventuali responsabili, giunse all'inibizione di tre anni per Gennaro Durante, in qualità di referente della Società Almas sul cui terrenno si consumò il dramma. Durante è reo di "non aver approntato le dovute verifiche delle condizioni dell'impianto"; inoltre era "soggetto legalmente responsabile in ragione del ruolo ricoperto in società e delle mansioni effettivamente ricoperte" (il Presidente Massolo era convalescente).

La motivazione appena citata è stato il punto di forza della tesi difensiva sostenuti dai legali dell'accusatyo il quale ha fatto ricadere la responsabilità su chi ha la legale rappresentanza della società. La sentenza appena emessa ha lasciato sbigottiti addetti ai lavori, nonché famiglia e amici del povero Alessandro.

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